il significato dei tarocchi


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GLI ARCANI MAGGIORI

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Il Bagatto

E' la prima carta del Tarocco e simboleggia la vera essenza dell’uomo la cui missione è conseguire l’unione fra spirito e materia. Il Bagatto è colui che possiede i mezzi, ma deve fare molta attenzione a come li usa, egli domina il destino e indossa il cappello a forma di 8 orizzontale, simbolo di eternità. Impugna con la mano sinistra la bacchetta del comando, significatrice del fuoco primoridiale, innesco di qualsiasi azione, mentre con la destra addita gli strumenti del mestiere: il bicchiere, ovvero la coppa con il nettare degli dei (l'ambrosia), simbolo dell'elemento Acqua e della sapienza; il coltello, cioè la spada, emblema dell'Aria e del coraggio; i dadi che ricordano per la forma cubica la stabilità della terra e il potere coercitivo della volontà.

La Papessa

Rappresenta la Sapienza occulta dietro il velame delle apparenze, la sacerdotessa del mistero ovvero la conoscenza al femminile, rispettata e assecondata nei tempi più antichi come la via dell'intuito e del cuore, prima che la religione e la cultura virassero verso una ricerca più attiva, mascolina, improntata alla ragione e non più alla veggenza ed al segreto. La Papessa, simbolicamente collegata alla Luna che regola l'emotività e la veggenza, è la signora dei saperi notturni, iniziatici e, per questo, preclusi alla maggioranza. Siede su un trono tra due colonne (la vita e la morte, il bene e il male) identificate anche come le colonne Jakim e Boas del Tempio di Salomone e tiene tra le mani una pergamena arrotolata di cui solo una parte si riesce a leggere. Sotto il suo manto porpora ed azzurro, i colori della spiritualità e della saggezza, si cela, dunque, l'immagine della Grande Madre cosmica, la Terra, conosciuta e adorata dagli antichi culti sotto il nome di Iside, Diana, Ishtar, Sequana.

L'Imperatrice

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Rappresenta la Sapienza priva dei suoi veli, che si riflette nell'Intelligenza, la Vergine Regina, piena di quella Grazia che si dirama in tutta la creazione. E' la Venere Urania dei greci, la Vergine dei cristiani, la Pistis Sophia degli gnostici. Tutto nella usa figura, a cominciare dalle ali, simbolo dell'aria e quindi del piano mentale, allude alla prontezza dell'intelletto e alla versatilità delle idee. Ed è proprio grazie a questa superiorità intellettuale, simboleggiata dalla corona e dallo scettro, entrambi emblemi imperiali di comando, che l'Imperatrice si eleva al di sopra del mondo oggettivo, fino alla sfera immobile della perfezione, dove risiedono i modelli platonici della realtà, gli archetipi, le idee primordiali da sempre compagne dell'uomo. L'Imperatrice rappresenta quindi la ricchezza, l'unione, la fertilità , la creatività, il grande potere femminile, la posizione di comando, la scintilla mentale, la creazione nella fase progettuale sempre precedente la realizzazione pratica.
L'Imperatore

La carta IV rappresenta un re, in tempo di pace, che legifera e governa il suo popolo con fermezza e amore. Colui che regna e governa con saggezza, è il governatore di questo mondo, il solido, il concreto, simboleggiato dal trono cubico sul quale poggia. Il cubo è, infatti, la più stabile delle forme geometriche, fondata sul significato esoterico del numero quattro, il numero della stabilità, del mondo finito. La mano destra, emblema del potere maschile, solare, attivo (la via secca di cui parlano gli alchimisti), impugna lo scettro, che allude al dominio dell'anima, rafforzato dal simbolismo dell'aquila, che troneggia sullo scudo a lato del trono.

Il Papa
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Chiamato anche Lo Ierofante o Sommo Sacerdote, è colui che inizia negli Antichi Misteri, guardiano e trasmissore della Tradizione Unanime. Come la Papessa, la versione del potere spirituale al femminile, anche il Papa siede fra le due colonne del tempio di Salomone. Veste in prevalenza di blu e oro, i colori della saggezza e dello spirito, ma non senza un tocco di rosso, che esprime l'aspetto attivo e combattivo della fede. Il significato simbolico di questa lama, infatti è tutto incentrato sull'autorità spirituale, sulla saggezza e sui buoni consigli; un ruolo del tutTo diverso, dunque da quello, ugualmente autorevole, ma terreno, espletato all'Imperatore. Il Papa è l'uomo maturo, colui che ha raggiunto il culmine delle proprie potenzialità su tutti i fronti, al punto che può persino permettersi di prendere le distanze e osservare l'arena dell'esistenza con sorridente saggezza. Amante delle tradizioni e delle cerimonie, il Papa necessita dell'approvazione degli altri ed apprezza gli aspetti positivi del conformismo. Tiene tra le mani la triplice croce, la croce di Malta, la croce dei 3 mondi. La croce di Malta ha 8 punte e sono dipinte sul dorso dei guanti che il Papa indossa.

Gli Amanti

In questa carta è rappresentato un uomo fra due possibilità, in atto di scegliere liberamente una di esse. Una donna che rivela le sue forme esteriori, lo attrae verso la corrente del mondo profano, il materialismo e l’inganno dei sensi, offrendogli un amore volgare, non trascendente. L’altra indica il suo cuore, attraendolo verso i sentimenti piú nobili dell’amore spirituale e simbolizzando la verità. L'Arcano nr. 6 si ispira ad un scena mitologica: il giovane Ercole che, compiuta l'educazione presso il centauro Chirone, si trova di fronte a una scelta determinante per la sua futura esistenza. Gli appaiono allora due giovani donne, rappresentanti il rigore e la mollezza, che gli promettono strade e vantaggi diversi: il bene e il male, la virtù ed il vizio. La lotta fra segreto e secolare. L'uomo innamorato, si trova a dover scegliere, è nell'incertezza. La posizione dei due innamorati in alcuni tipi di tarocchi è di unione nella parte inferiore del corpo e distaccato dal busto in sù, ricordando una "y" si suggerisce quindi la lettura della carta come rappresentazione di un bivio.

Il Carro
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In questa carta vediamo un auriga che conduce il proprio veicolo verso una meta prefissata. Il Carro della vittoria e della regalità, il veicolo cubico, ancora legato alla realizzazione materiale, sul quale il condottiero trionfante percorre il mondo. Impugnando lo scettro del comando, attraverso il quale capta le energie del cosmo, guida con sicurezza il cocchio, trainato da due cavalli. Il personaggio raffigurato dall'arcano nr. 7 manifesta tutta la sicureza di chi ha combattuto e vinto superando ostacoli quasi insormontabili. Il Sette, infatti, è il numero del compimento, dell'interezza di una serie: sette sono, non casualmente, i giorni della settimana, sette le virtù, sette i vizi capitali. E sette anche le note musicali, i colori dell'arcobaleno, i pianeti noti nell'astrologia antica. Significa vittoria e successo nel mondo.

La Giustizia

E' rappresentata da una donna seduta, che sostiene una spada con la mano destra e una bilancia con la sinistra. Il suo volto, sorridente ma al contempo immobile e severo, è quello di Astrea, la dea greca della giustizia, che sorregge la bilancia equinoziale, salita al cielo a ritrarsi fra le nubi, stomacata dall'ingiustizia degli uomini. L'Angelo alato dello zodiaco, che ricorda e sintetizza le funzioni di san Michele, ha il capo adorno di una corona di ferro, massiccia come il suo trono, che allude al rigore della legge. Nella mano destra impugna la spada a doppio taglio della fatalità, volta a ristabilire, con il premio o con la pena, l'equilibrio infranto; così come la bilancia, che sorregge con la sinistra, pesa e quantifica gli errori commessi. Questa carta di equilibrio simboleggia armonia, rettitudine, onore, stabilità e rigore.

L'Eremita
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La carta nona è solitaria e melanconica. L’antico Saturno si presenta qui come un anziano saggio, il Padre e Maestro interiore che conosce gli aspetti piú occulti. Si vede un uomo d’età, che cammina lentamente sostenendo una lampada (simbolo della luce interiore) con la mano destra, e portando un bacolo con la sinistra (che rappresenta l’asse). La sua grande dote è la modestia: è la coscienza che il proprio sapere, confrontato all' entità della scienza, è ancora nulla. CosÌ, rinunciando alle orgogliose ambizioni intellettuali, si limita umilmente a raccogliere le nozioni indispensabili al suo viaggio su questa terra. Rappresenta l'inseguimento calmo e solitario della conoscenza interiore. È un cercatore dei significati più veri e profondi di tutte le cose, colui che sta solo e cerca la conoscenza e il sapere, il saggio, lo studioso.

La Fortuna

Con il decimo arcano termina il ciclo dei nove numeri naturali più lo zero e si annuncia un nuovo ciclo. Carta di cambio e movimento, rappresenta la ruota della vita e le incarnazioni (ció che nel buddismo si denomina Ruota del Samsara) da cui dovremo liberarci ,grazie al processo iniziatico, ascendendo ad altre regioni dell’essere. Il decimo arcano dei Tarocchi si ispira alla visione descritta dal libro di Ezechiele: quattro ruote di fuoco e strani animali uniti in gruppi di quattro. Un simbolo molto diffuso nell'iconografia medievale, che lo utilizzava per raffigurare la ciclicità dei ritmi universali, l'alternanza del giorno e della notte, le fasi della Luna, i moti dei pianeti. Senza contare che la ruota era impiegata come strumento di tortura per estorcere confessioni. La Ruota è dunque il simbolo dell'esistenza, della fortuna, della somma dei movimenti da cui scaturisce la vita. Il positivo e il negativo, lo yang e lo yin, nella loro eterna alternanza, sono qui sintetizzati nella figura della scimmia, alata e incoronata, che impugnata spada, immobile, in equilibrio sulla ruota, mentre altre due figure, una che sale e l'altra che scende, ne rappresentano i due momenti contrapposti: l'ascesa e la caduta. Al simbolismo circolare della ruota, emblema del movimento e del divenire, fa da contrappeso la forma squadrata del basamento, che allude alla fissità. Nel linguaggio alchemico, il fisso, ovvero il maschile, lo zolfo, si unisce dunque al mutevole, il femminile, il mercurio, per dar vita al sale, prodotto dell'unione fra i contrari. I quattro colori: rosso, azzurro, verde, giallo, sono rispettivamente simbolo del Fuoco, dell' Acqua, dell' Aria e della Terra. Questa carta significa successo e cambiamento in meglio della fortuna. La ruota del Karma. La reincarnazione. La figura della Sfinge Alata e dei Serpenti. Le 12 prove di Ercole. Il fiume Lete, il fiume dell'oblio.Ciò che sta in alto è uguale a ciò che sta in basso.

La Forza
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La Forza è raffigurata nei Tarocchi attraverso una bella donna, che senza sforzo apparente, e senza esercitare violenza alcuna, apre le fauci di un leone, dominandolo. Simboleggia la forza dell’intelligenza, capace di dominare le passioni grazie al fuoco interno dell’amore e della volontà.A ben guardare, tuttavia, i colori stessi della carta, a cominciare dalle vesti della donna, hanno molto da rivelare. L'abito rosso, sinonimo di forza e di vitalità, è, infatti, parzialmente ricoperto dal mantello azzurro, il colore dell'intelligenza e dello spirito. Similmente il copricapo, che ricorda nella forma a otto (l'infinito) quello del Bagatto, allude al primato del mentale sulla materia. Non ha senso soffocare l'energia dell'animale che è in noi, quando la si può giustamente incanalare e sublimare per utilizzarne l'immenso potenziale. Così fa l'alchimista che, ben lontano dal distruggere la materia vile, grezza, la purifica e la calcina fino a trasformarla in oro. Alla stessa maniera, la forza bruta del leone, distruttiva e divoratrice finché lasciata a se stessa, diviene, se correttamente captata e domata, un prezioso strumento di evoluzione. La conoscenza e l'intelletto dominano sull'istinto; il coraggio, la forza interiore hanno la meglio sul disordine e la casualità degli eventi. Se i piedi della Forza, figura prettamente umana, stanno ben piantati per terra, il qui e l'adesso, il copricapo ci parla dell'infinito ed è in questo spazio illimitato che la figura cerca di affermare la propria volontà e il proprio dominio.

L'Appeso

In questa carta si vede un uomo appeso a un piede, che realizza con i piedi il segno del quaternario e quello del ternario con le braccia (3x4=12). È la carta dell’iniziazione, che simboleggia l’inizio del processo verticale, controcorrente. In realtà, più che di una punizione, l'Impiccato è il simbolo dell'iniziazione passiva, mistica: il sapere non si ottiene attraverso la ricerca attiva, lo studio, la sperimentazione, come è d'uso qui, in Occidente, ma all'orientale, rimanendo immobili, disponibili alla ricettività e all'ascolto. li corpo dell'Impiccato penzola nel vuoto, fra due colonne abbandonato ma ancora vincolato, con le mani dietro la schiena, presumibilmente legate, che gli impediscono di liberarsi e di agire, perché l'anima liberata sfugge ormai la realtà della materia. L'Impiccato ha scoperto che il segreto per penetrare l' essenza delle cose sta nel loro capovolgimento. Dall'inversione di prospettiva, dall'abbandono dei comuni schemi mentali, attraverso l'esperienza della solitudine e del dolore, scaturisce l'idea chiara e illuminante, presupposto per l'accettazione e la trasformazione di sé.

La Morte
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In questa carta, dove predomina il colore nero del non manifestato, si vede uno scheletro" vivo". Nel processo iniziatico é necessario sperimentare a vari livelli il paradosso di vivere la morte, morendo agli aspetti inferiori e rinascendo "da sopra" agli stati superiori dell'essere. Rispetto alla raffigurazione tradizionale, lo scheletro ha le ossa tinte di rosa carnicino, colore rappresentativo di tutto ciò che è umano, e impugna la falce con la mano sinistra in modo da disegnare con essa la lettera mem dell' alfabeto ebraico. La falce dal manico giallo, colore della terra, ovvero della materia, ha lasciato al suolo un piede, una mano e una testa che sembrano, però, non aver perso vitalità ed espressione, quasi a indicare che niente muore del tutto e che ciò che sembrava perduto si è solo trasformato e continuerà. Di ciò che l'uomo ha fatto, pensato, sognato, delle sue idee (testa) e delle sue azioni (mani e piedi) permane, dunque, una traccia anche molto dopo che la Morte ne abbia trasformato il corpo materiale in polvere. La carta illustrata in questo testo, contrariamente alla maggioranza dei mazzi, riporta nella didascalia il nome dell' arcano che, normalmente non compare oppure compare come "IL TREDICI", si preferisce, infatti, lasciare la spazio in bianco, per esorcizzarne l'oscura pericolosità, il tabù legato alla morte, evitando perfino di nominarla o chiamandola diplomaticamente l'innominabile.

La Temperanza

É il simbolo della resurrezione e della nuova vita. Si vede una donna alata volante, l'angelo della vita universale, vestito di rosso e d'azzurro, rispettivamente colore dell'azione e dello spirito, appare intento a travasare da un'urna all'altra un fluido vitale, un liquido rigeneratore: la sensitività, l'intuito, lo spirito, la ragione, la materia grezza. Questo atto di trasmutazione alchemica, che insuffia lo spirito vitale nella materia merte e rende fisso il mutevole e stabile l'instabile, ricorda molto da vicino la trasformazione cristica dell'acqua in vino miracolosamente operata a Cana. Non a caso la stella che gli adorna la fronte la assimila allo spirito del Sole, mentre la brocca, simbolo materno di nascita e nutrizione, io avvicina alla leggendaria figura di Ganimede, il versatore d'acqua, ovvero di vita e di conoscenza, corrispondente all'undicesimo segno dello zodiaco, l'Acquario. Oltre alla diffusione del sapere, la Temperanza rappresenta, quindi, la metamorfosi interiore, la guarigione, la rigenerazione, il perfetto equilibrio fra il principio solare, maschile, e quello lunare, femminile.

Il Diavolo
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Si ha spesso un’idea di questo simbolo condizionata dai pregiudizi morali che ci fanno vedere unicamente il suo aspetto contrario e malefico. Il diavolo non è solamente il male, ma la tradizione lo pone in rapporto con la stupidità e l’ignoranza, così come con la mediocrità e la tepidezza. Nei suoi colori, il giallo delle gambe, l'azzurro dei fianchi, il rosso del petto e il bianco della testa, allude ai quattro elementi costitutivi del cosmo, Terra, Acqua, Aria e Fuoco, e loro spiriti elementari: forze preziose, di vasta portata, ma non sempre facili da controllare e da sottomettere. A sorreggerlo, intervengono due personaggi, di diversa polarità, uno yin e l'altro yang, come lui semiumani, incatenati al piedistallo dalla sommità del quale egli sembra dominare, sorridendo trionfante, uomini ed eventi. Sono le passioni che imprigionano l'uomo, riducendolo a livello quasi animale. Non per nulla, il Diavolo è l'arcano del vincolo, delle catene soffocanti, da spezzare con un supremo atto di coraggio e una volontà ferma, in grado di agire sull'istinto. Nel cosmo, infatti, anche il disordine è circoscritto dall' ordine e a questo deve essere subordinato. L'arcano n. 15 si collega alla lettera ebraica samech, in cui alcuni studiosi ravvisano la sagoma stilizzata dell' Ouroboros, il serpente che si morde la coda, simbolo dell' eterno divenire, nei cicli alternanti si di morte-rinascita. Nella stessa ottica iniziatica, allo spauracchio cornuto fanno capo le antiche divinità pagane, demonizzate, per sopraffarle, dalla cultura cristiana dominante. La connotazione fortemente negativa dell' arcano, meno drastico capovolto che diritto, proviene dalla mentalità sessuofobica dell'epoca che lo ha generato. La carta si relaziona, infatti, a tutti quegli elementi vissuti oggi con una certa libertà, come la sessualità, l'ambizione e il desiderio di potere.

La Torre

Rappresenta una torre costruita con mattoni (come quella di Babele), la cui cima viene colpita da un raggio celeste. È il simbolo della distruzione dei vecchi schemi che rende propizia la costruzione di altri nuovi. L'arcano della Torre, uno dei peggiori del mazzo, più drastico diritto che capovolto, rappresenta il perno filosofico della necessità del male come aspetto complementare del bene o come la condizione che lo precede. È il necessario cambiamento di stato, doloroso ma indispensabile, per l'evoluzione interiore. Se le energie incontrollate rappresentano un pericolo contro cui non rimanere passivi, innegablle è la loro fecondità, il potere germinativo del nuovo che sorge dal vecchio, il mutevole figlio della condizione statica e cristallizata della pietra.

Le Stelle
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Carta della natura, lo è anche della bellezza, della poesia e della naturalezza. Una donna nuda, che poggia un ginocchio a terra, versa il contenuto di due vasi rossi in un fiume (acqua), al tempo stesso ascoltando il sottile linguaggio dell'uccello (aria) e ricevendo gli effluvi delle stelle (fuoco). Numerose sono le divinità femminili e materne, legate all'acqua, alle quali potrebbe essere accostata la dea acquatica Anahita. Venere, sorgente dalle onde, Matrimah, madre di tutte le creature. Lucifero, il portatore di luce, detto altrimenti stella del mattino, è il grande astro che sovrasta la scena, come simbolo della luminosità che guida l'uomo smarriro nel deserto della matena. È formato da otto raggi rossi (lo spirito) che ne intersecano altrettanti dorati (la perfezione), mentre altre sette stelle più piccole, forse un' allusione all'Orsa maggiore o alle Pleiadi, gli fanno corona. Otto stelle, quindi, perché l'otto è il numero dell'infinito, dell'ordine cosmico e della giustizia.

La Luna

Simbolo della notte, rappresenta il principio femminile o matrice universale, sposa e madre dispensatrice di forme, pur essendo al tempo stesso dea dell’immaginazione, della fantasia e dell’illusione. Il pallido volto del nostro satellite si specchia in uno stagno al centro del quale un enorme granchio, in analogia con i segno zodiacale del Cancro, domicilio della Luna, divora tutti i residui, vale a dire il peso del passato, affinchè l'acqua non esali cattivi odori; presso la riva due cani, le costellazioni del Cane maggiore e del Cane minore, sorvegliano il cammino della Luna, diffidandola con il loro abbaiare dal discostarsi dalla sua orbita. Rappresentano quindi i difensori dell'ordine cosmico, della proprietà e dell'incoscio, come testimonia la presenza stessa delle due torri ammonitrici, erette a guisa di sentinelle nel misterioso territorio. E, del resto, questa connessione della Luna con il cane (o il lupo) esiste da sempre nella leggenda e nel mito. Da notare che le gocce che sembrano piovere dall'astro, in realtà non discendono verso la terra, ma, piuttosto, salgono da essa, come attratte dal misterioso potere lunare. Similmente, il senso di questo arcano non si estende dall'uomo all'ambiente ma, al contrario, dall'ambiente all'uomo che, ben lontano dal dominarlo, ne risulta condizionato attraverso le energie emozionali non controllate. La luna è l'ultimo degli arcani maggiori più pesanti e problematici dritti che capovolti. Quando è capovolta, ne viene attenuato, infatti il carattere oscuro, malefico verso gli archetipi della femminilità e del sogno.

Il Sole
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È' il centro o cuore del nostro sistema, attorno al quale girano i pianeti. Gli antichi resero culto al sole, non in un senso idolatrico, come si crede, ma perché vedevano in lui il segno della luce interna dello spirito, e la fonte di ogni vita sulla terra. L'Arcano ci presenta una coppia di gemelli teneramente allacciati, quasi in un giro di danza. Si tratta della ragione, il principio maschile, attivo, lo zolfo degli alchimisti, unita al sentimento, il femminile, ricettivo, il mercurio, trionfante nella luce della verità e della chiarezza. Il Sole arricchisce con una perpetua pioggia d'oro la coppia abbracciata: l'oro filosofico dell'alchimia, l'oro dello spirito, che è la riccheza suprema. L'Arcano del Sole deve essere studiato in contrapposizione con il suo complementare: la Luna. Infatti, dove là c'è il mutamento, l'apparenza, qui c'è il fisso, tutto ciò che è stabile e costante, la sostanza delle cose.

Il Giudizio

Questo arcano per il proprio numero è stato associato al XX secolo. Si vede un angelo che suona una tromba e sostiene una bandiera con una croce rossa. È il simbolo cristiano della resurrezione dei morti e del giudizio finale. L'angelo dalle grandi ali dorate che suona la tromba avvolto in una nube azzurrina è probabilmente l'arcangelo Michele, messaggero, giudice e guida di anime. E' il giudizio, il momento della verità in cui ciò che è materiale viene separato da ciò che è spirituale. Tutto, nella carta, fa pensare alla vittoria dello spirito sulla materia, annunciata con lo squillo della tromba. Attraverso la sintesi dei contrari, il maschio e la femmina, il fisso e il mutevole, rispettivamente simboleggiati dall'uomo e dalla donna, fuoriuscenti dalla tomba, nasce l'essere spirituale trasmutato: il bambino alchemico in mezzo a loro, cui entrambi guardano assorti in preghiera.

Il Mondo
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Questa è la carta del mondo nuovo che discende dal cielo alla terra. Tutto il ciclo si è concluso e l’opera della creazione è stata finalmente coronata. Una donna, che fa con i suoi piedi il segno della croce, si trova cinta da una ghirlanda e da quattro figure agli angoli che rappresentano gli evangelisti, e gli elementi e segni zodiacali corrispondenti. All'interno di una ghirlanda di foglie intrecciate, la dea della vita, velata di rosso sembra impegnata nella corsa o nella danza. E invece rimane immobile al centro, come un fuoco eterno e fiammeggiante nella sua fissità, simbolo dell'attività, della giovinezza, della vita stessa. Molteplici, del resto, sono i simboli che sembrano convergere in questa direzione, assimilando la fanciulla del ventunesimo arcano all' antica divinità femminile della terra e della fecondità, primo fra tutti la falce di Luna che le orna la fronte a mo' di corona, uno dei più diffusi significatori di fertilità. Assecondando l'identità Luna-cicli, cicli mensili-maternità, ecco allora dispiegarsi tutto un tessuto fortemente allegorico, incentrato sui caratteri femminili della donna creatrice di vita. Confermato, per di più, dalla forma ovale della ghirlanda, che ripropone, appunto, simboli femminili altrettanto significativi: l'uovo, concentrato della nuova vita, la mandorla, frutto del matrimonio e della fertilità, il seIpente che si morde la coda, signore dell' eterna trasformazione, e infine il grembo e gli organi sessuali femminili, sede della formazione e della nascita. Ai quattro angoli della carta troneggiano l'Angelo, il Toro, il Leone e l'Aquila, rispettivamente simboli dell'unità del tempo, scandito dai quattro segni fissi, al centro di ogni stagione, Acquario, Toro, Leone e Scorpione.

Il Matto

È una carta che non ha numero, però le viene assegnato lo 0 o il 22, rappresentando il principio e la fine. infatti, se esaminato esclusivamente da un punto di vista superficiale, il suo ruolo non conta nulla. Il Matto è l'essere irresponsabile, incosciente e passivo, che sembra trascinarsi attraverso l'esistenza assecondando impulsi razionali. L'abito variopinto, dove compaiono, oltre al verde, i tre colori fondamentali, rosso, blu e giallo, corredato dal berretto a sonagli, tipico copricapo dei buffoni di corte, vuole indicare le molteplici e incoerenti influenze che lo sospingono qua e là, con il fagottello penzoloni sulle spalle, pieno dei suoi inconsistenti tesori. Il Matto ci fa comprendere quanto buon senso sia necessario per non uscire dal campo della ragione, da cui troppo facilmente si sconfina ogni volta che si tenta di abbordare ciò che è troppo grande: l'infinito. Un animale selvatico, emblema della lucidità e del rimorso, lo addenta, spingendolo, anzichè trattenerlo, verso l'ineluttabile. Ma in questa noncuranza del pericolo, del dolore, in questa ricerca dell'infinito, è racchiusa la grande lezione del Matto, che ha rinunciato alla materia e all'ambizione in vista di un'evoluzione esclusivamente interiore. Si tratta infatti dello stesso uomo che ha aperto il ciclo degli arcani maggiori, il Bagatto, che attraverso i successivi passaggi lungo la via iniziatica, ha conseguito la vera saggezza. Quella del filosofo, del diverso che ha finalmente trovato il coraggio di andare controcorrente, muovendosi all'interno di se stesso, lungo le strade del cuore.

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